"A furia di lasciare le cose a metà, finiremo per"

11 Apr 2018

 

Ti capita mai di lasciare cose incompiute? Perché succede?

Spesso cerchiamo la causa di questo comportamento al di fuori di noi stessi: la colpa sarebbe di circostanze esterne che influiscono nella nostra vita, distraendoci dal compito che dobbiamo portare a termine; e quindi il tempo a disposizione non è mai abbastanza, il fisico non regge, persone vicine che ci distraggono dall’obiettivo, l’invadenza degli smarphone che “decidono” di avere la priorità su tutto. A proposito di smarphone: è successo anche a te? Di parlare “live” con una persona e nel frattempo ti squilla il telefono. E cosa fai? Rispondi alla telefonata. Perché? Perché dare priorità ad uno strumento che distoglie l’attenzione da ciò che stai facendo in quel momento? La persona che hai davanti non merita la tua priorità? E se anche non fosse una persona ma fossi impegnato in qualcos’altro, perché decidere che il telefono debba avere la meglio su ciò che stai facendo?

 

Nei casi più frequenti, quando lasciamo le cose a metà, la colpa è nostra e solo nostra. Ed è bene ricordarlo a noi stessi, per non raccontarci scuse per non fare ciò che dovremmo/vorremmo, per non costruirci alibi.

 

Quando lasciamo le cose a metà, accumuliamo angoscia. Si chiama effetto Zeigarnik: l’uomo ha la necessità di portare a compimento le cose iniziate, perché altrimenti prova un senso di fastidio e incompletezza che ritorna a galla in modo irregolare, ma costante. Solo quando il compito è concluso l’effetto svanisce. È quello che proviamo quando siamo appassionati e talvolta “ossessionati” da una serie tv: alla fine di ogni episodio succede qualcosa che fa sì che siamo portati a voler vedere l’episodio successivo, dove crediamo di poter “risolvere” l’effetto Zeigarnik, generando invece un processo senza fine e senza tregua. Un esempio? Qualche settimana fa, Netflix ha chiamato un abbonato che aveva guardato 188 ore di The Office in una settimana, per accertarsi che stesse bene.

 

Ma torniamo a tutta quella serie di compiti (dai più brevi ai più lunghi e articolati) che, in un modo o nell’altro, finiscono in una cartella aperta nel desktop della nostra mente. Quella cartella, restando aperta, continua a gravitare sulla nostra vita, anche se non ce ne accorgiamo. Ci fa percepire il peso del disordine, anche se in modo inconscio.

Le ragioni per cui quella cartella rimane aperta possono essere molteplici:  

- a volte è semplice mancanza di pianificazione: ho l’obiettivo di fare qualcosa, ma concretamente non trasformo l’idea in azioni concrete;

- altre volte non do abbastanza valore a ciò che sto facendo, riducendolo ad un mero compitino che, se anche non portato a termine, non farà la differenza né per me né per nessun altro;

- altre volte ancora non credo abbastanza in me stesso da pensare di poter mai riuscire a portare a termine quel compito e i primi sintomi di cedimento mentale e/o fisico fanno sì che lasci a metà il mio compito;

- c’è poi la distrazione, che può comparire quando ho troppi elementi a cui pensare e non do l’esclusività del mio pensiero a ciò che sto facendo, lasciandomi distrarre anche da cose futili.

Ultimo, ma non ultimo e anzi, probabilmente tra i motivi più importanti, è la pigrizia. Ed è ciò che spesso non vogliamo raccontare a noi stessi, perché è difficile ammetterlo, perché troveremmo sempre un’altra scusa per non aver fatto questo o quello. Mettersi in discussione è la cosa più complicata e allo stesso tempo quella che farebbe meglio alla nostra mente, per liberarsi di tanto spazio e concentrarsi sulle cose importanti.

 

Esistono conseguenze per chi lascia le cose a metà? Cosa succede, a parte ovviamente l’accumularsi di idee, progetti e compiti non conclusi?

È il nostro benessere psico/fisico che paga il prezzo maggiore:

-Stress;

-Apatia;

-Stasi, con il rischio di non riuscire a progredire e non programmare nuovi progetti

-Mancanza di autostima;

-Stanchezza emotiva e fisica (troppe cartelle aperte!);

-Dispersione dell’attenzione.

 

Ora però è importante concentrarci sulle soluzioni: come porre rimedio al lasciare le cose a metà? Come posso decidere di aprire la mia cartella, lavorarci su e poi chiuderla definitivamente?

È un processo che va messo in atto su due livelli diversi: uno più pratico e superficiale, uno più profondo e di analisi introspettiva.

Il primo riguarda una consapevole pianificazione del proprio lavoro: strutturando obiettivi raggiungibili, con una scadenza e soprattutto suddividendoli in piccoli e semplici step, che non facciano percepire la lontananza dal risultato finale, passo dopo passo. Questo può includere anche delle piccole pause lungo il tragitto, che però siano utili per recuperare energie e proseguire il percorso.

Riguarda anche una consapevole gestione del proprio tempo, proteggendolo da interruzioni e distrazioni. È importante legittimare dentro se stessi questa esigenza, darsi regole e rispettarle; e quindi, se necessario, è importante spegnere il telefono, non guardare la posta elettronica, disconnettersi dal mondo social.

Altra cosa importante: fare una cosa per volta. È vero che qualcuno di noi avrebbe la capacità di essere multitasking; è anche vero che, facendo una cosa per volta, ci si potrà concentrare al 100% solo su quella ed essere sicuri di poterla portare a termine.

 

Il secondo livello riguarda un’analisi più profonda, che contempli la possibilità che si stia facendo qualcosa che non si voglia fare (ad esempio attività lavorative), e che per questo ci si senta costretti e in gabbia. È importante quindi capire se, a monte, ci sia soddisfazione personale per ciò che si sta facendo.

È inoltre fondamentale capire “quanto” si desidera raggiungere il traguardo finale: se immagino me stesso nel momento in cui avrò raggiunto il mio, anche se piccolo obiettivo, qual è la sensazione? Sarò felice, soddisfatto, orgoglioso del mio risultato? Oppure impassibile, indifferente, apatico? Perché questa risposta potrà dirla lunga sulla motivazione che si metterà nel portare a termine il compito.

 

Nel puzzle di impegni e attività che riempiono le tue giornate, sappi che ogni cosa che verrà lasciata incompleta, non finita, tornerà a infastidirti, come fosse il pezzo di un puzzle quasi concluso che non riesci più a trovare.

E allora fermati un attimo. Non per distrazione, ma per consapevolezza, e “scegli” di essere protagonista delle tue azioni. Ma solo di quelle che, alla fine, ti porteranno un risultato per cui sarai fiero di te stesso.

 

 

 

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